Non è tutta colpa di Cambridge Analytica

Non è tutta colpa di Cambridge Analytica

Non starò certamente ad annoiarvi con la pluri-citata “Era della Comunicazione”, ne abbiamo sentite tante, potremo dire tutto quello che vogliamo ma una cosa è certa: non eravamo pronti (e siamo ancora in pochi ad ammetterlo) alla crescita esponenziale di informazioni che ci è piovuta addosso negli ultimi anni. Le innovazioni aprono sempre un settore finora sconosciuto e pongono quesiti nuovi ed inaspettati (chi se li ricorda i Google Glass?, qui la Nota del Garante della Privacy); la tecnologia, forse più di tutte, ci porta esperienze nuove di cui non conosciamo gli effetti al 100%. Gli “Haters” ne sono un esempio lampante: gente che scrive tranquillamente sui social cose che neanche si sognerebbero di dire a casa, in piazza, al bar.

Sapevamo già da tempo che pubblicare cosa leggiamo, guardiamo e per quale squadra tifiamo, permette alle aziende di raggiungerci in base ai nostri interessi, ma la manipolazione è tutt’altra cosa. Il caso “Cambridge Analytica” è arrivato con tutta la sua imprevedibile potenza (qualcosa l’avevamo intuita con la crescente diffusione delle Fake News) e non sappiamo quali saranno gli effetti sul lungo termine ma una cosa possiamo farla sin da subito: RIVEDERE la nostra consapevolezza ed il nostro atteggiamento, lo spirito con cui interagiamo ed il peso che diamo alle informazioni che riceviamo.

Chi manipola la gente certamente è in torto, ma anche chi “prende per buone” tutte le cose che vede nello smartphone qualche problema c’è l’ha pure, siamo sinceri, o no?

Abiteresti mai qui?

Abiteresti mai qui?

casa degli orrori

La Casa degli Orrori

Difficilmente ti piacerebbe abitare qui. Probabilmente, se ami lo stile horror, ci faresti un pensierino…. ma sono certo che se ti dicessi “passo da te alle 9 !” probabilmente ti metterei a disagio.

Con il sito internet della tua azienda è la stessa cosa! Accogliere qualcuno (parente, amico o cliente) nel migliore dei modi è importante ed impostare il sito in maniera ottimale è indispensabile, occorre dare subito l’idea che tutto sia in ordine: la tua azienda DEVE essere ordinata, prima sul Web e poi in ufficio. Il termine “progettare un sito” come vedi, calza a pennello!

Oggi strumenti come WordPress aiutano (anche a me :P) a “mettere su” un sito con una certa facilità. Le video guide sparse in rete sono fantastiche, con un po’ d’impegno si arriva a fare qualsiasi cosa MA, (eccolo) occorre PRIMA sedersi e confrontarsi per capire cosa si vuole dire, dove e con quale stile.

briefing sito

Pianificazione Struttura Sito Internet

Tutti abbiamo cose di cui vantarci ed altre che preferiremmo mettere in secondo piano, è normale. Analogamente un sito internet fatto bene evidenzia i punti di forza aziendali, ti guida, ti suggerisce cosa fare e ti mostra le potenzialità/ i vantaggi che potresti ottenere dai prodotti/servizi in vendita.

Ma se lo fa male? Beh, il cliente tenace potrebbe volerti dare una seconda chance ma tanti desisteranno e andranno altrove (ne parliamo qui). A volte basta quel piccolo accorgimento per migliorare di tanto le prestazioni del sito, che si devono monitorare: ma di questo ne parliamo un’altra volta…

Best and Worst Practice

Best and Worst Practice

Un titolo decisamente illeggibile 😀

best and worst

best and worst

Uno degli errori che continuo a commettere è quello di dare per scontate che le buone abitudini della comunicazione aziendale (le c.d. “Best Practice”) siano diffuse e condivise: puntualmente però c’è chi ancora riesce a sorprendermi (negativamente) quando, da cliente, mi scontro con due delle Worst Practice che ritengo assolutamente terribili.

La scorsa settimana, interessato ad una connessione su Fibra, ho inviato una mail per chiedere un preventivo: dopo la mail di risposta automatica “grazie, sarai contattato presto da un nostro agentenon mi hanno più ricontattato: una azienda che vende prodotti legati ad internet, nel 2018!!!

Intendiamoci, non me la sono presa sul personale, ci mancherebbe! Ma una riflessione la devo fare:

Oggi, lo dicono tutti quelli che fanno comunicazione per mestiere, l’attenzione del cliente è una merce rara: più rara dei Bitcoin! Sprecare un’opportunità di un cliente che ti viene a cercare crea, oltre al mancato guadagno per quel mancato contratto, anche un contraccolpo sulla reputazione del brand: quelli non ti ascoltano e non interessi. Come ne potrò parlare secondo te ai miei amici? Ti lascio la mia preziosissima email e il mio numero di cellulare e tu che fai? Niente ! Ma come fai a vendere i tuoi prodotti se non ti preoccupi dei clienti?

Altra pericolosa pratica, la seconda in ordine di Orrore, è quella di mettere una risorsa poco o per niente qualificata nel front office. E’ normale circondarsi di parenti e/o amici nelle nostre aziende, ma è fondamentale istruire adeguatamente chi avrà il compito di accogliere i clienti, rispondere al telefono e scrivere le email.  Niente di peggio del cliente che si sente trattato con superficialità. Ci vuole il giusto equilibrio, una definizione dello stile sia verbale che scritto.

Due piccoli accorgimenti che da soli gettano le basi per una reputazione positiva e confermano la serietà aziendale.

Android vs iOS. Lo yin e yang tascabile.

Android vs iOS. Lo yin e yang tascabile.

Apple Vs Android

Lasciamo perdere le polemiche di chi tiene al proprio sistema operativo del cuore, ne abbiamo già lette fin troppe e non servono a nulla: leggo spesso sui vari blog, infatti, al rilascio di un importante aggiornamento software o durante la presentazione di un nuovo smartphone, il commento di un utente che spara una frase del tipo Si, beh, dai!!! Con iPhone (o Android fate voi) questo lo fai meglio e prima!” e giù una pioggia di insulti…

Avendo a che fare con entrambi i sistemi operativi, non posso ritenere sufficiente una visione così dozzinale dell’eterna diatriba; i due OS non possono essere messi sulla stessa bilancia perché semplicemente non sono confrontabili: sono due ecosistemi diversi. Inoltre l‘esperienza d’uso è personale e la si affina col tempo e con l’auto apprendimento giornaliero.

Non storcere il naso: certo, i due OS sono sempre più simili, ci accompagnano per tutta la giornata, ci permettono di accedere alle stesse app e di fare le stesse cose, e questo, per la stragrande maggioranza degli utenti giustifica una similitudine indispensabile per poter contrattare un incontro di pugilato fra i “pesi massimi della categoria”.

Se guardiamo oltre però c’é tutta una filosofia diversa alla base: iOS (per carità in ordine alfabetico!) nasce “fuso” con il dispositivo e mette l’utente al centro dell’ecosistema Apple (con tutte gli iDevice che ruotano intorno all’utente) mentre Android, estensione tascabile dei servizi Google, posiziona l’utente al centro dei suoi mille mila servizi.

Queste due immagini mi aiutano nel concetto.

they work together beautifully apple

La Campagna di Apple “They work together beautifully.”

universo app google

L’universo delle app Google

L’utente è al centro di entrambi gli ecosistemi, nel primo caso la finalità è quella di avere tutti i dati costantemente sincronizzati a prescindere da quale dispositivo morsicato stai utilizzando, nel secondo invece lo scopo è quello di avvolgere l’utente con le diverse funzionalità dei diversi software che ti mette a disposizione.

Sei sempre tu al centro del mondo, ma in modo diverso!

Trovare la soluzione più comoda è un arduo compito personale: scegli iOS se è per te indispensabile una “sinergia tecnologica” (e se te lo puoi permettere) oppure scegli Android se utilizzi i servizi Google e se il tuo profilo su Chrome è aperto 24h su 24.

Alla fine possiamo farci solo una domanda: in quale sistema solare ci piace vivere?

War Robots, l’azienda che funziona

War Robots, l’azienda che funziona

Ebbene si, lo ammetto, la sera per rilassarmi gioco una mezz’oretta a War Robots.

Per chi non lo sapesse questo videogioco ti catapulta in una arena con altri nove giocatori, organizzati in due squadre e, manco a dirlo, vince chi riesce a suonarle di più alla squadra avversaria utilizzando un set di amichevoli robot armati di tutto punto. Il secondo step (per i puristi della strategia) è di occupare i cinque raggi luminosi collocati sul terreno, ma questo è un aspetto secondario…

Oltre a consigliarlo a TrumpKim Jong-un per soddisfare il reciproco bisogno di violenza senza scatenare guerre mondiali, suggerisco ai team aziendali di giocarci almeno per qualche giorno perché mi sono accorto di un aspetto sottile, che rende questo videogioco simile alla gestione di una azienda più di quanto si possa immaginare (con le dovute limitazioni, of course).

Il vero punto di forza del gameplay infatti non è tanto cercare l’arma migliore da abbinare al robottone preferito, ma la cooperazione che si crea con gli altri componenti della squadra:  visto che i giocatori non hanno la possibilità di chattare fra di loro (impossibile visto che sono sparsi in tutto il mondo) la vera differenza, per le sorti della partita, la fa l’approccio dei giocatori durante ogni singolo scontro.

Vincono quelli che, lo ripeto senza poter parlare fra di loro, cooperano ed affrontano i nemici uno alla volta, tutti insieme, senza intralciarsi e senza disperdere energie altrove.

Se anche solo di uno questi aspetti viene trascurato, la partita si perde.

Da questo punto di vista una azienda deve operare nello stesso modo: tutti gli attori interessati devono affrontare la mission con l’obiettivo chiaro, uniti e compatti e solo così potranno vincere.

Definire gli obiettivi di gioco o lavoro, condividere un piano di attacco o una strategia aziendale, impiegare le risorse guadagnate per nuove armi o per migliorare la produttività, a questo punto, non fa tanto la differenza, o no?

 

 

Benedette, maledette procedure

Benedette, maledette procedure

Nei film americani di azione (che adoro) ad un certo punto c’è sempre una scena dove appare la potente macchina da guerra americana, parte la musica quella “che da la carica”, c’é il briefing dello staff del Presidente e tirano fuori il termine “Protocollo”, fateci caso.

Da questo punto di vista sono dei grandi, forse un pochino esagerati, hanno procedure per tutto, anche per sconfiggere gli zombie (link all’articolo del secolo XIX).

Lasciando perdere le esagerazioni, le procedure in azienda hanno senso e fanno la differenza rispetto all’organizzazione lasciata al caso. Se c’è qualche azienda che riesce ancora a sopravvivere senza un minimo di procedure (scritte o da consuetudine) fatemelo sapere, io non ne conosco una.

Però a volte succede che, a forza di ripetere la stessa procedura per anni, non ci sia più la voglia o il coraggio di metterla in discussione, di migliorarla; se si intravede l’opportunità di intervenire anche sulla migliore procedura, quella fondamentale, quella su cui quella specifica risorsa si è formata ed ha portato avanti con dedizione per anni, ci si dovrà arrampicare sugli specchi nel 99% dei casi: la prima reazione sarà del tipo “abbiamo sempre fatto così” .

Affrontare a questo punto la faccenda è complicato perché devi agire con diplomazia con le risorse umane, il vero capitale della tua azienda. Anche questa è una sfida aziendale, dimostrare i vantaggi rappresentati dal cambiamento, migliorare le procedure interne ed aver registrato quel vantaggio prospettato in termini di tempo (e quindi di costo).

E a te come è andata , quale è stata la tua parete insormontabile? Raccontami nei commenti!