Immuni, i dubbi da chiarire

In questi giorni, sia per curiosità che per necessità, sto cercando di capire meglio come funzionerà la App Immuni, che dovrebbe aiutarci ad entrare nella tanto desiderata “Fase 2”.

Premessa: sono favorevole all’adozione di strumenti evoluti per il contenimento del contagio, nel bene di tutti

ma credo in tutta franchezza che si stanno gettando le basi per un fallimento annunciato e vi spiego perché.

Riepilogo veloce di cosa sarà Immuni.

Immuni, secondo le anticipazioni, sarà una efficace applicazione che andrà installata volontariamente sui nostri smartphone e sarà indispensabile per tenere traccia delle interazioni personali. Per il funzionamento si userà la tecnologia Bluetooth e si promette di non violare la privacy, di non effettuare la geolocalizzazione e di chiederci il consenso per trasmettere i ns. dati personali e sanitari.

Sciocchezze, insomma.

Detta così non mi convince proprio:

  1. Efficacia: chi ha sviluppato la App ha dichiarato che, perché tutto funzioni, il 60% della popolazione la dovrebbe scaricare.

E qui sorgono i primi problemi: quanti hanno uno smartphone in Italia e possono installare la App? Basta fare una semplice ricerca su Google

In Italia siamo in 60,36 milioni e, di questi, il 77% è in possesso di uno smartphone e quindi può installare la App; significa che in realtà, facendo le dovute proporzioni circa il 79%  dei possessori di un Device dovrebbe installarla per poter essere efficace (non meno di 8 cittadini su 10)

La vedo dura, per i punti successivi:

  1. Volontariamente: abbiamo sopportato diligentemente la limitazione della libertà, ma quanti accetteranno di buon grado questa soluzione, perlopiù facoltativa?
  2. Privacy: la questione meriterebbe un articolo a parte; non è proprio chiaro dove saranno memorizzati i dati personali e sanitari, se nel dispositivo o in un server centrale (avrebbe più senso), se la “rete” creata dalla App sia “autonoma” nel senso che sia in grado di tracciare il contagio senza l’intervento degli sviluppatori.

Una parte della App sarà un “registro sullo stato di salute della persona e della sua eventuale sintomatologia (se affetto da coronavirus) e una parte userà il tracciamento dei contatti che consentirà al software di riconoscere e tenere memoria dei dispositivi con cui lo smartphone del paziente è entrato in contatto” (link)

Un esempio: nel momento in cui si scopre una fonte di contagio, chi farà cosa? Arriverà una notifica sulla App ? (non oso pensare al testo) Quale sarà la procedura per chi è venuto a contatto con il contagiato? Le autorità saranno informate? (giustamente, ma la privacy?) Come si “costruisce” la rete del contagio se non attraverso un tracciamento delle connessioni?

E ancora prima: ho i sintomi e li segno nella App, sarò sottoposto a tampone prima di mettere “in allarme” il sistema? O posso bellamente incidere nella vita degli altri in maniera autonoma?

Infine un’ultima domanda (come se non fossero abbastanza):

fonte: affaritaliani.it

I succitati limiti di circolazione come si applicheranno a chi appartiene al 23% della popolazione che non ha uno smartphone ?

Un messaggio per gli sviluppatori: fate in modo che lo schema di funzionamento sia chiaro e trasparente, di troppa consapevolezza non è mai morto nessuno.

Da fedele sostenitore del benessere sociale e della tecnologia efficace per il momento è tutto, resto in attesa di ulteriori chiarimenti.

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