Abiteresti mai qui?

Abiteresti mai qui?

casa degli orrori

La Casa degli Orrori

Difficilmente ti piacerebbe abitare qui. Probabilmente, se ami lo stile horror, ci faresti un pensierino…. ma sono certo che se ti dicessi “passo da te alle 9 !” probabilmente ti metterei a disagio.

Con il sito internet della tua azienda è la stessa cosa! Accogliere qualcuno (parente, amico o cliente) nel migliore dei modi è importante ed impostare il sito in maniera ottimale è indispensabile, occorre dare subito l’idea che tutto sia in ordine: la tua azienda DEVE essere ordinata, prima sul Web e poi in ufficio. Il termine “progettare un sito” come vedi, calza a pennello!

Oggi strumenti come WordPress aiutano (anche a me :P) a “mettere su” un sito con una certa facilità. Le video guide sparse in rete sono fantastiche, con un po’ d’impegno si arriva a fare qualsiasi cosa MA, (eccolo) occorre PRIMA sedersi e confrontarsi per capire cosa si vuole dire, dove e con quale stile.

briefing sito

Pianificazione Struttura Sito Internet

Tutti abbiamo cose di cui vantarci ed altre che preferiremmo mettere in secondo piano, è normale. Analogamente un sito internet fatto bene evidenzia i punti di forza aziendali, ti guida, ti suggerisce cosa fare e ti mostra le potenzialità/ i vantaggi che potresti ottenere dai prodotti/servizi in vendita.

Ma se lo fa male? Beh, il cliente tenace potrebbe volerti dare una seconda chance ma tanti desisteranno e andranno altrove (ne parliamo qui). A volte basta quel piccolo accorgimento per migliorare di tanto le prestazioni del sito, che si devono monitorare: ma di questo ne parliamo un’altra volta…

Best and Worst Practice

Best and Worst Practice

Un titolo decisamente illeggibile 😀

best and worst

best and worst

Uno degli errori che continuo a commettere è quello di dare per scontate che le buone abitudini della comunicazione aziendale (le c.d. “Best Practice”) siano diffuse e condivise: puntualmente però c’è chi ancora riesce a sorprendermi (negativamente) quando, da cliente, mi scontro con due delle Worst Practice che ritengo assolutamente terribili.

La scorsa settimana, interessato ad una connessione su Fibra, ho inviato una mail per chiedere un preventivo: dopo la mail di risposta automatica “grazie, sarai contattato presto da un nostro agentenon mi hanno più ricontattato: una azienda che vende prodotti legati ad internet, nel 2018!!!

Intendiamoci, non me la sono presa sul personale, ci mancherebbe! Ma una riflessione la devo fare:

Oggi, lo dicono tutti quelli che fanno comunicazione per mestiere, l’attenzione del cliente è una merce rara: più rara dei Bitcoin! Sprecare un’opportunità di un cliente che ti viene a cercare crea, oltre al mancato guadagno per quel mancato contratto, anche un contraccolpo sulla reputazione del brand: quelli non ti ascoltano e non interessi. Come ne potrò parlare secondo te ai miei amici? Ti lascio la mia preziosissima email e il mio numero di cellulare e tu che fai? Niente ! Ma come fai a vendere i tuoi prodotti se non ti preoccupi dei clienti?

Altra pericolosa pratica, la seconda in ordine di Orrore, è quella di mettere una risorsa poco o per niente qualificata nel front office. E’ normale circondarsi di parenti e/o amici nelle nostre aziende, ma è fondamentale istruire adeguatamente chi avrà il compito di accogliere i clienti, rispondere al telefono e scrivere le email.  Niente di peggio del cliente che si sente trattato con superficialità. Ci vuole il giusto equilibrio, una definizione dello stile sia verbale che scritto.

Due piccoli accorgimenti che da soli gettano le basi per una reputazione positiva e confermano la serietà aziendale.

War Robots, l’azienda che funziona

War Robots, l’azienda che funziona

Ebbene si, lo ammetto, la sera per rilassarmi gioco una mezz’oretta a War Robots.

Per chi non lo sapesse questo videogioco ti catapulta in una arena con altri nove giocatori, organizzati in due squadre e, manco a dirlo, vince chi riesce a suonarle di più alla squadra avversaria utilizzando un set di amichevoli robot armati di tutto punto. Il secondo step (per i puristi della strategia) è di occupare i cinque raggi luminosi collocati sul terreno, ma questo è un aspetto secondario…

Oltre a consigliarlo a TrumpKim Jong-un per soddisfare il reciproco bisogno di violenza senza scatenare guerre mondiali, suggerisco ai team aziendali di giocarci almeno per qualche giorno perché mi sono accorto di un aspetto sottile, che rende questo videogioco simile alla gestione di una azienda più di quanto si possa immaginare (con le dovute limitazioni, of course).

Il vero punto di forza del gameplay infatti non è tanto cercare l’arma migliore da abbinare al robottone preferito, ma la cooperazione che si crea con gli altri componenti della squadra:  visto che i giocatori non hanno la possibilità di chattare fra di loro (impossibile visto che sono sparsi in tutto il mondo) la vera differenza, per le sorti della partita, la fa l’approccio dei giocatori durante ogni singolo scontro.

Vincono quelli che, lo ripeto senza poter parlare fra di loro, cooperano ed affrontano i nemici uno alla volta, tutti insieme, senza intralciarsi e senza disperdere energie altrove.

Se anche solo di uno questi aspetti viene trascurato, la partita si perde.

Da questo punto di vista una azienda deve operare nello stesso modo: tutti gli attori interessati devono affrontare la mission con l’obiettivo chiaro, uniti e compatti e solo così potranno vincere.

Definire gli obiettivi di gioco o lavoro, condividere un piano di attacco o una strategia aziendale, impiegare le risorse guadagnate per nuove armi o per migliorare la produttività, a questo punto, non fa tanto la differenza, o no?

 

 

Benedette, maledette procedure

Benedette, maledette procedure

Nei film americani di azione (che adoro) ad un certo punto c’è sempre una scena dove appare la potente macchina da guerra americana, parte la musica quella “che da la carica”, c’é il briefing dello staff del Presidente e tirano fuori il termine “Protocollo”, fateci caso.

Da questo punto di vista sono dei grandi, forse un pochino esagerati, hanno procedure per tutto, anche per sconfiggere gli zombie (link all’articolo del secolo XIX).

Lasciando perdere le esagerazioni, le procedure in azienda hanno senso e fanno la differenza rispetto all’organizzazione lasciata al caso. Se c’è qualche azienda che riesce ancora a sopravvivere senza un minimo di procedure (scritte o da consuetudine) fatemelo sapere, io non ne conosco una.

Però a volte succede che, a forza di ripetere la stessa procedura per anni, non ci sia più la voglia o il coraggio di metterla in discussione, di migliorarla; se si intravede l’opportunità di intervenire anche sulla migliore procedura, quella fondamentale, quella su cui quella specifica risorsa si è formata ed ha portato avanti con dedizione per anni, ci si dovrà arrampicare sugli specchi nel 99% dei casi: la prima reazione sarà del tipo “abbiamo sempre fatto così” .

Affrontare a questo punto la faccenda è complicato perché devi agire con diplomazia con le risorse umane, il vero capitale della tua azienda. Anche questa è una sfida aziendale, dimostrare i vantaggi rappresentati dal cambiamento, migliorare le procedure interne ed aver registrato quel vantaggio prospettato in termini di tempo (e quindi di costo).

E a te come è andata , quale è stata la tua parete insormontabile? Raccontami nei commenti!

Excel, il nemico invisibile

Excel, il nemico invisibile

ping-pong-excel

Excel è entrato silenziosamente nelle nostre vite informatiche: è senza dubbio il miglior “foglio di calcolo” in circolazione.

Ma il risultato più grande, non l’ha fatto con gli utenti che sfruttano appieno la potenza del software, ma con l’utente comune: utente che fa praticamente tutto con excel, perché è facile, perché “lo usiamo da sempre” e così via. Il problema che questa scelta crea una dipendenza che a volte fa più male che bene: vediamo il perché.

Succede, con il tempo, che in azienda venga fuori una nuova esigenza, implementare qualche nuova procedura (di queste ne parlo qui) per ottenere un nuovo tipo di output: questo bisogno verrà probabilmente gestito con un software specifico, che costa e che farà bene il suo lavoro, MA (eccolo), a questo punto si deve uscire dalla rassicurante zona di comfort cui siamo abituati: “questo lo faccio meglio con excel, e lo faccio prima”. Ma è davvero così?

Acquistare un software che ti risolva un problema “abbatte” certamente il suo costo, ma potrebbe farlo ancora meglio e prima se sfruttato appieno, perché tutti i programmi aziendali offrono funzionalità che non vengono completamente utilizzate dall’utente, per noia ed abitudini, che nel lungo periodo fanno male ad una azienda.

Emblematico il caso di chi elabora dei dati (utente 1), li passa attraverso il software specifico, genera un output in excel che viene passato ad altro personale (utente 2) che ricarica a mano i dati senza riflettere che l’output di 1 potrebbe essere l’input AUTOMATICO di 2.: fare ping pong da e verso Excel ha un costo, in termini di tempo e di errore umano. Eppure la maggior parte dei processi che analizzo soffrono questo gap solo perché si trova comodo farlo così.

Se vogliamo migliorare la nostra produttività dobbiamo considerare questo software per quello che è: un formidabile foglio di calcolo e basta: se ti serve confrontare i dati affidati ad un database, se vuoi gestire un progetto utilizza software di project management e via così: non è sbagliato investire risorse e tempo per implementare quel programma che farà, prima di quanto ti aspetti, la differenza nel tuo lavoro o nella tua azienda.

Raccontami, se ti va, nei commenti la cosa più strana che si fa con Excel dalle tue parti.